Atti persecutori della Magistratura. 
di PARADISO ATTILIO
Dovevo nascere femmina, come le 4 sorelle che vedete
in foto e le 2 nate dopo di me. Ma, papà e mamma misero poco sale nell’impasto e
il 18 febbraio 1951 sfornarono il secondo maschio, in una casetta povera, ma
piena di donne laboriose e di virtù, dove il figlio Nicola non c’era più.
Racconto le memorie di famiglia per farmi conoscere e
per dimostrare che sono ancora buono a proteggere le nostre case, il Paese e le
nostre donne dai delinquenti, dagli sfruttatori e dallo spopolamento, perché non
cedo ai prepotenti, ai traditori, agli spacciatori e ai venditori di fumo.
Conseguita una buona maturità tecnica a Vasto Marina, a
19 anni andai a Crans-Montana per mandare a casa più liquidità, per portare
avanti l’attività produttiva di famiglia e per imparare a realizzare gli
impianti elettrici con le tecniche e i materiali svizzeri, che all’epoca erano decisamente
migliori di quelli che avevo maneggiato nei laboratori scolastici e nel negozio
di papà.
Poi, tornai a Casalbore, in provincia di Avellino, per
lavorare nei piccoli negozi di elettrodomestici, arredamenti, tessuti, mercerie,
abbigliamento e laboratorio di maglieria condotti dai miei genitori e dalle mie
sorelle, nonché alle dipendenze di una grossa azienda di impianti telefonici, operante
nella provincia e nella città di Benevento. Continuando ad aiutare mamma e papà,
ho infine lavorato per 42 anni al servizio dello Stato, nell’Ufficio Scolastico
Provinciale di Benevento, fino alla pensione.
Sposata la sorella più piccola e perduti i miei genitori, tenni in vita l’attività produttiva, feci un po’ di debiti per costruire la prima casa, mi sposai e nel 1982 girai le licenze commerciali a mia moglie.
Il 17.08.1997 completai un fabbricato più capiente,
non feci debiti e spostai la mia famiglia a Pastene, una frazione di
Sant’Angelo a Cupolo vicinissima alla città di Benevento e al mio posto di lavoro.
Ma il trasferimento del negozio di arredamenti fu fallimentare,
perché fummo subito costretti a disdire gli ordini ai fornitori, per l’impossibilità
di raggiungere i magazzini con i camion, sia dal primo che dal secondo incrocio
con la Strada Provinciale 18, in quanto il tratto iniziale di Via Vallone San
Nicola fu illecitamente tappato con un muretto, una cabina elettrica e i bidoni
della spazzatura.
A Casalbore stavamo bene, in tutto e per tutto, tranne
per l’esigua superficie espositiva del negozio e per la lontananza dalla città.
Perciò ci spostammo a Benevento per mandare a scuola le due figlie, per non
farle viaggiare, per tenerle con la mamma, per avvicinare il negozio di
arredamenti alla clientela, al mio posto di lavoro e per non lasciare mia
moglie sola in negozio e casa, 6 giorni su 7.
VIOLAZIONI DI CARATTERE
PERSECUTORIO
Attraverso i network, il mio sito WEB, interviste televisive
e qualche articolo de “Il Sannio Quotidiano”, il 3 agosto 2010 ho diffuso la
prima denuncia contro la Prefettura e la Procura e
feci emergere i primi reati di falso materiale in atti di pubblico ufficio,
commessi dal Capo di Gabinetto della Prefettura e in Procura (falsificazione di
protocollo elettronico e falsificazione di una perizia redatta dai Carabinieri).
Poi ho denunziato reati molto più gravi, tra i quali l’induzione di due
Prefetti alla corruzione e la corruzione di due Comandanti della Polizia
Stradale di Benevento.
Perciò sono
stato sottoposto a stalking giudiziario dal Procuratore Capo e dai suoi
Sostituti.
Insieme a un lungo stato di insonnia, di ansia, di inquietudine e di scoramento, ho subito 8 arresti temporanei, 18 rinvii a giudizio, un accertamento sanitario coatto, sequestri di manifesti, sanzioni non previste dal Codice della Strada e la restrizione della libertà di circolare nel Palazzo di Giustizia, azionata dal Procuratore, Dr. Aldo Policastro, con consapevolezza, dolo e spietata malvagità:
1) click e leggi le false accuse del Procuratore
Il Procuratore Policastro non tollera la verità, specie quella che descrivo nei manifesti, perciò mi ha attribuito i tipici comportamenti di un sovversivo, di un delinquente e di un malato di mente. Cosicché mi ha ridotto la libertà di circolare nel Palazzo di Giustizia per fatti e reati architettati sulle menzogne. Infatti, dopo essere stato scortato per 3 anni dai Carabinieri e dalla Polizia privata, sono stato assolto dal Presidente della Camera Penale, “perché il fatto non sussiste”.
2) click e leggi la Sentenza assolutoria
Dagli Amministratori di Sant’Angelo a Cupolo, dalla
DIGOS, da un’ispettrice di Polizia Giudiziaria e dai sudditi del Procuratore ho
subito 18 querele temerarie per diffamazione a mezzo stampa, per calunnie, per interruzioni
di pubblico servizio e per fantomatiche aggressioni ad agenti della Polizia di
Stato, della Polizia privata ed altri dipendenti dello Stato. Ma finora sono stato sempre assolto con
formula piena e irrevocabile.
Se gradite vedere come mi attizzano in Procura e in
Prefettura, cliccate sulle seguenti foto:
Se non fossi stato prudente e non avessi fatto esibire
le attrici su YouTube, oggi avrei raccontato le mie prigioni dal penitenziario
di Fenestrelle, anziché da terrone incensurato.
Sono stato altresì privato del diritto di esprimermi
coi manifesti, senza disturbare, senza infastidire e senza ostacolare la
circolazione stradale. Tanto è accaduto a seguito di multe e di illeciti sequestri
disposti dal Comandante della Polizia Municipale di Benevento, con
l’imbarazzante silenzio assenso del Sindaco Mastella e con la gioiosa approvazione
del Prefetto Torlontano, i cui atti ingiuntivi
sono stati però mortificati ed annullati con la Sentenza del
Giudice di Pace qui linkabile.
Con una cattiveria mirata ad annichilire, a logorare i rapporti con i miei congiunti e la mia resistenza, ho subito un “Accertamento Sanitario Obbligatorio” da uno sconosciuto funzionario della Questura, che, essendo stato presumibilmente stimolato dalle cupole, mi ha diagnosticato le seguenti patologie caratteriali: "abnorme, anormale, delirante, farneticante, imprevedibile, minaccioso, intollerante agli ordini d'autorità e riottoso ad ogni forma di regola sociale”.
formulo qualche quesito e concludo.
1) Un
uomo pacifico, rispettoso delle leggi, dei diritti altrui e difensore della
Costituzione può essere vessato, arrestato, maltrattato e fatto apparire ai
Giudici e a centinaia di avvocati come un attaccabrighe, uno psicotico o un
vecchio disadattato?
2) Vi
pare giusto che una famiglia multicolore e multirazziale debba essere vessata
dalla Procura della Repubblica, intimorita dai militari, dalle denunzie
temerarie e dagli ordini di demolizione di Nicola
Maioli, come se la Ditta Paradiso
Arredamenti di Pierro Anna avesse costruito un altro “Mostro di Fuenti”
sulla costiera amalfitana o un nuovo hotel sulle tombe di Rigopiano?
3) Sapete
che in Europa, nel Regno Unito e in Svizzera vige il principio secondo il quale
nessun magistrato inquirente può rinviare a giudizio 18 volte la stessa
persona, se non ha raccolto prove certe di colpevolezza o quantomeno
sufficienti per mandare a processo l’imputato?
Per avermi rinviato a giudizio 18 volte senza ottenere
una condanna, il Dr. Policastro e i suoi schiavi non sono stati espulsi
cautelativamente dai pubblici uffici, perché quanto è successo a me accade
anche agli altri. Ma ciò non è successo a Benevento. Infatti, sono stato
processato e assolto in modo limpido e cristallino. Sono stato multato 4 volte
e 4 volte sono state annullate le sanzioni. Sono stato arrestato 8 volte e
portato in Questura per aver fatto parlare i manifesti. Ma, viva Dio, un
Giudice di Pace ha fatto valere la Costituzione, la CEDU, i diritti universali
dell’uomo e m’ha restituito i manifesti, la dignità e la libertà che m’era
stata tolta.
Dopo solo 7 giorni la Procura di Sion ha disposto la
carcerazione cautelativa dei primari responsabili della strage degli innocenti.
In Italia abbiamo invece tenuto in libertà i responsabili della strage di
Genova, di Rigopiano, del treno Andria-Corato e persino uno stupratore
internazionale, mentre mia moglie attende da 6 lustri la mia carcerazione o almeno
7 ore di reclusione di chi ha messo i bidoni della spazzatura accanto al
cimitero e li ha incendiati, sotto il naso delle nostre fanciulle, per 12 anni.
Non soddisfatti per i danni arrecati a me e ai miei
congiunti, né appagati dalle denunzie temerarie sferrate dal Sindaco e dal capotecnico
Nicola Maioli, gli amministratori di
Sant’Angelo a Cupolo hanno recentemente ordinato la demolizione del nostro
fabbricato per “presunti abusi edilizi”, con la peccaminosa
accondiscendenza del nuovo Sindaco, del nuovo Prefetto e del Commissario nominato
dal Prefetto Torlontano, i quali non hanno voluto tener conto che l’ordinanza
demolitoria è sorretta da menzogne, da ambiguità e da un esposto stracolmo di falsità,
perché il ricorso è stato trasmesso in Prefettura e in Procura da un esperto
mistificatore ed è stato firmato con la stessa calligrafia da 8 persone
sconosciute, che pure un fanciullo avrebbe saputo distinguere.
A nulla sono valse le denunce-querele trasmesse ai
Carabinieri, perché loro portano le denunce in Procura e il Procuratore dirotta
i procedimenti penali a Roma, oppure palleggia i fascicoli con i GIP per 8 anni
continuativi, fino all’archiviazione per prescrizione dei reati Cliccare qui e leggere
Né il Prefetto, né il Commissario, né l’ennesimo Sindaco
geometra hanno voluto tener conto che i Tecnici comunali hanno controllato i
requisiti edificatori del nostro fabbricato 33 anni fa, quando lo stesso tecnico
che ha disposto la demolizione firmò la Concessione Edilizia,
dopo aver controllato con la lente d’ingrandimento i grafici di progetto, i
calcoli del cemento armato, gli indici di fabbricabilità, le volumetrie, il
contratto di acquisto del terreno, la destinazione urbanistica dell’area
residenziale C1, la distanza dalla strada comunale, la rete fognaria e la
conformità del fabbricato al Piano Regolatore Generale, nonché al Piano
Particolareggiato di Zona.
Se il Prefetto fosse stato più esperto in sicurezza
stradale e materia urbanistica, avrebbe commissariato il suo Commissario e il nuovo
Sindaco, perché il Dr. La Montagna sa
che la sicurezza stradale non può essere trascurata dalle autorità preposte a
garantire il lavoro e la salute pubblica, e sa pure che avrebbe potuto annullare
l'ordinanza di demolizione, perché, se vi fossero stati “vincoli di
inedificabilità assoluta”, 33 anni fa il capotecnico era tenuto a
bocciare la Concessione Edilizia, prima di uccidere una P. IVA, prima di farci perdere
la preziosa clientela e 30 anni di lavoro, prima di tappare una via senza
effettuare la dismissione del bene demaniale, prima di farci pagare gli oneri
di urbanizzazione per una via che non è stata urbanizzata, né resa percorribile
da un lato all’altro.
Articolo 3 - II comma: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e
sociale del Paese.
Codice della Strada
Art. 1. La sicurezza
delle persone nonché la tutela dell'ambiente, nella circolazione stradale,
rientra tra le finalità primarie di ordine sociale ed economico perseguite dallo Stato.
Art. 2. La circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali sulle strade è regolata dalle norme del presente codice e dai provvedimenti emanati in applicazione di esse, nel rispetto delle normative internazionali e comunitarie in materia.
Dichiaro di aver trasmesso l'stanza ai destinatari tramite PEC, il 17 gennaio 2026, alle ore 13,24.
Attilio Paradiso









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