mercoledì 21 ottobre 2026

 MAGISTRATI IMPUNITI

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LETTERA APERTA AL PROCURATORE SANNITA,
DR. NICOLA D'ANGELO.

Terminato il diciottesimo processo con assoluzione piena e con sentenza non impugnata dai tre magistrati che vedete in foto, non v'è alcun dubbio sulle falsità denunziate dai tre Magistrati, né sulla mia innocenza. Ho quindi chiesto una provvisionale per il risarcimento dei danni subiti, almeno per l'assistenza legale e per le costose, numerose trasferte in capitale.

DOMANDO: Perché la Giudice di Roma non ha concesso un centesimo ed ha operato come i Giudici che mi hanno assolto a Benevento? Perché non ha fatto pagare i danni ai superiori colleghi della Corte penale di Appello di Napoli? 

RISPONDO: i Sanniti dell'Alto Matese e dell'Alto Fortore dicono che cane piccolo non mangia cane di grossa taglia, né tantomeno il capobranco.

Ho pertanto denunziato la diciottesima ingiustizia al Capo dello Stato, al Consiglio Superiore della Magistratura e al Ministro, ed ho pure denunziato i 17 processi temerari posti in essere a Benevento dai sudditi e dallo stesso Dr. Aldo Policastro. A breve, presenterò un'interrogazione parlamentare.

Ma lo Stato non risponde, non paga le ingiustizie e non paga i debiti ai cittadini, specie quando il torto tocca il midollo delle autorità. Lo Stato italiano concede invece le grazie. 

Egregio Dr. D'Angelo, non si meraviglierà se i cittadini italiani vanno in sofferenza, bloccano il transito sulle strade, spaccano la testa ai poliziotti, scassano le vetrine di cittadini incolpevoli così come i Sanniti unirono le forze e mazziarono i romani, nonostante fossero più armati e più potenti di noi.

Anch'io sono andato in sofferenza, ma non scarico la rabbia sugli innocenti, né sul Presidente Mattarella, né sui poliziotti mal comandati dai loro superiori, nemmeno quando mi hanno arrestato e sottoposto a controllo dagli specialisti del Centro di Igiene Mentale ed ai soprusi dei militari del Prefetto e di Clemente Mastella.

Grazie al Padreterno non reagisco nemmeno contro me stesso.

Ma, il tempo è scaduto, perciò la prego di concludere il lavoro e di rinviare a giudizio almeno i funzionari comunali che, seppur pagati da noi, vi hanno riempito di balle, hanno massacrato l'attività produttiva di mia moglie ed hanno imprigionato una "strada comunale di interesse generale", che tuttora è così:

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Non ho fiducia nella Giustizia italiana, ma conto sull'intelligenza dei romani, dei Giudici Napoletani e dei Magistrati sanniti sanniti, purché dotati di coraggio e di buona volontà.


Pastene, 21 ottobre 2026






lunedì 12 ottobre 2026

Legge 241/90: accesso agli atti del Quirinale.
Roma, 9 ottobre 2026

Egregio Presidente,

anziché scriverle tramite PEC, son venuto a Roma con la speranza di parlare con Lei. Ma non sono stato fortunato, perché non mi è stato permesso di dialogare col Segretario Generale, né col funzionario responsabile dei rapporti con gli Enti Locali. Quindi, sintetizzo ciò che le ho scritto il 24 settembre scorso.

Sono il sesto degli otto figli di Elena Mainiero ed Antonio Paradiso. Sono il papà che con mia moglie abbiamo istruito e favorito la crescita di due fanciulle indiane, tenendo in ottima salute il negozio di arredamenti dei miei genitori, fino a quando i governanti di Sant’Angelo a Cupolo ci costrinsero a cessare la fiorente attività produttiva.

Io e l’ammazzata ditta "Paradiso Arredamenti di Pierro Anna" perdoneremo gli amministratori comunali quando riapriranno la strada che tuttora non permette di lavorare ai miei congiunti. Perdoneremo quando sentiremo il responso che i Giudici daranno per l’ostruzione abusiva della strada comunale che porta a casa nostra. Perdoneremo quando i magistrati condanneranno i criminali che, per misere conte elettorali e ristrettezze mentali, uccisero la nostra Partita IVA e fecero respirare i fumi della spazzatura alle nostre fanciulle, per 13 anni consecutivi.

Egregio Presidente, Lei, io ed almeno le persone di fede cristiana abbiamo l’obbligo di garantire la Costituzione e di onorare pure i Comandamenti. Perciò, siamo abilitati a perdonare dopo i processi. Ma, se i riti vengono celebrati a tempi scaduti, non saremo amati da Dio, né dai figli che abbandonano le case e portano le loro ricchezze al Nord, lontano dai genitori e dai loro paesi.

Le chiedo di pregare la Presidente del Consiglio, affinché i suoi ministri tutelino i nostri diritti e quelli di coloro che non sono arrivati in Italia per loro scelta.

La saluto, auguro buon prosieguo di vita e le mostro il manifesto che avrei voluto consegnarle stamattina:

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martedì 15 settembre 2026

 Lettera aperta
al Papa e al Capo

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Nemmeno la Madonna dell'Infinita Misericordia avrebbe tollerato i crimini commessi nella "Terra dei Fuochi", né l'incendio che nel cuore della Valle Caudina ha avvelenato gli innocenti, i fragili e i sanniti dormienti.

Io non sono la Madonna, né Papa Leone XIV, né il Presidente Mattarella, perciò non sono abilitato a perdonare i peccatori, né a concedere la grazia ai condannati. Ecco perché non posso assolvere il Sindaco di Airola, né i sindaci del paese di mia residenza, che hanno invece permesso lo stoccaggio dell’indifferenziata accanto al cimitero ed hanno consentito che la spazzatura fosse incendiata a 100 passi dai dormitori delle nostre fanciulle.

La soppressa Ditta Paradiso Arredamenti ed io perdoneremo gli amministratori comunali solo dopo aver sentito le condanne che i Giudici commineranno per l’ostruzione abusiva della via che porta a casa mia, per l’uccisione della nostra attività produttiva e per i veleni che fecero respirare alle fanciulle della Santa di Calcutta, per 13 anni consecutivi.


Caro Papa, Egregio Presidente, siete stati eletti per far rispettare i Comandamenti cristiani e quelli italiani. Perciò non concedete la grazia prima che siano celebrati i processi e prima delle confessioni, ma ordinate ai Giudici che i processi non siano celebrati dopo 30 anni.

Sant'Angelo a Cupolo, 15 settembre 2026


lunedì 14 settembre 2026

 

LETTERA APERTA

AL CAPO DELLO STATO E AL CAPO DELLA CHIESA

Nemmeno la Madonna dell'Infinita Misericordia avrebbe tollerato i crimini commessi nella "Terra dei Fuochi", né l'incendio che nel cuore della Valle Caudina ha avvelenato gli innocenti, i fragili e i sanniti dormienti.

Io non sono la Madonna, né Papa Leone XIV, né il Presidente Mattarella, perciò non sono abilitato a perdonare i peccatori, né a concedere la grazia ai condannati. Ecco perché non posso assolvere il Sindaco di Airola, né i sindaci del paese di mia residenza, che hanno invece permesso lo stoccaggio dell’indifferenziata accanto al cimitero ed hanno consentito che la spazzatura fosse incendiata a 100 passi dai dormitori delle nostre fanciulle.

La soppressa Ditta Paradiso Arredamenti ed io perdoneremo gli amministratori comunali solo dopo aver sentito le condanne che i Giudici commineranno per l’ostruzione abusiva della via che porta a casa mia, per l’uccisione della nostra attività produttiva e per i veleni che fecero respirare alle fanciulle della Santa di Calcutta, per 13 anni consecutivi.


Caro Papa, Egregio Presidente, siete stati eletti per far rispettare i Comandamenti cristiani e quelli italiani. Perciò non concedete la grazia prima che siano celebrati i processi e prima delle confessioni, ma ordinate ai Giudici che i processi non siano celebrati dopo 30 anni.

Sant'Angelo a Cupolo, 15 settembre 2026





venerdì 7 agosto 2026



Gonfietti, palloni e scoppioni 

Mai pensando che sarebbe stato beccato a gonfiare palloni per bambini da un vecchio pensionato, il primo dei tre gonfietti che avete visto in foto disse così:



L'altro gonfietto, già Responsabile dell'Ufficio Tecnico di Sant'Angelo a Cupolo, fece credere a sette Magistrati che Via Vallone "non è mai esistita" e poi la certificò così:



La Governante della Prefettura, mai pensando che avrebbe fallito le promesse fatte in conferenza stampa, si avvicinò al microfono, lo gonfiò d'aria viziata e dinanzi a un pubblico credulone disse così:


Per conoscere la verità, clicca sul palloncino del bambino, alza il volume e ascolta il difensore dello Stato che fa esplodere l'inganno e la Signora Verità.




mercoledì 29 luglio 2026

 

Segnalazioni
al Prefetto di BN
al Ministro dell’Interno
al Procuratore della Repubblica di BN


 Con l’istanza del 27.7.26 non ho dichiarato guerra allo Stato, ma ho chiesto una risposta immediata. Invece, dopo 3 gg di attesa e di paziente tolleranza dei militari della Questura, dei Carabinieri e del Comune di BN, sono stato manescamente invitato ad uscire dal garage e ad aspettare la risposta al sole. Naturalmente, ho aperto la mia sediolina ed ho aspettato che arrivassero i rinforzi dalla Questura, che invece hanno messo ordine ed hanno desiderato offrire un caffè.

Se persino nelle poche ore di apertura degli uffici al pubblico avete conferito l’ordine di non farmi entrare, come ha espressamente riferito il vostro agente, avreste dovuto avvertimi per iscritto.

Chiedo pertanto di far sapere a me, al Ministro dell’Interno e al Procuratore della Repubblica di BN:

1)    se i militari hanno operato d’istinto, se sono stati chiamati da voi;

2)    se l’agente che ho filmato stamattina ha eseguito gli ordini del Prefetto o del Capo di Gabinetto e perchè il militare non si è rifiutato, visto che la figura del buttafuori non è prevista negli uffici dello Stato;

3)    di fornire le notizie per iscritto, tramite PEC, con le generalità dell’agente e da chi è stato comandato, anche se ho già perdonato chi ha eseguito ordini non eseguibili per legge;

4)    chi ha conferito gli ordini, senza avvertirmi per iscritto: il Prefetto o la Dr.ssa Cerrata?

5)    se avete o non avete istruito i dipendenti;

6)    se intendete sanzionare i funzionari dello Stato che non osservano le regole di buon comportamento, né i limiti dei propri poteri, qualunque siano le loro qualifiche, il loro ruolo e l’ambito di appartenenza.

7)    Qualora il Prefetto intendesse rifiutare il colloquio, avrà cura di avvertirmi immediatamente.

Voglio precisare che io non combatto con armi pari, ma con la luce che illumina gli eroi e i dipendenti assennati dello Stato, come ad esempio il nuovo Procuratore Capo e l’ex Procuratore Aggiunto di Benevento, quando, sia pure a malincuore, fu costretto a cedere parecchi procedimenti penali intentati da me (click e leggasi le indagini esposte questa mattina su Facebook e a Benevento).

La battaglia è appena cominciata, perché ho studiato il campo da golf ed ho pesato sia le vostre forze che le debolezze della Prefettura, del Ministero dell’Interno e della Procura Generale. Infatti, pur non essendo stati fatti prigionieri, gli ascari di Sant’Angelo a Cupolo e l’ex Prefetto Paola Galeone sono stati già battuti sul campo e a tavolino, dal Dr. Giovanni Conzo e dalla Procura di Cosenza.

Saluto ed auguro buona salute a tutti, colpevoli ed incolpevoli.

Benevento, 29 luglio 2026



martedì 7 luglio 2026

 

PATANE E PANZANE MALSANE:
5 minuti per imparare l'Iliade e l'Odissea.

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Ultimato un immobile allo scopo di trasferire un negozio di arredamenti, i coniugi Paradiso-Pierro e le loro fanciulle nel 1997 si trasferirono nel nuovo fabbricato, posto a 2 Km da Benevento e a 2 Km dal Municipio di Sant’Angelo a Cupolo.

Ecco la zona vista dall'alto

Anziché urbanizzare ed asfaltare la via comunale che porta dal cimitero di Pastene alle aree edificabili, l’Assessore all’Urbanistica, Egidio Bosco, il Sindaco Viceré e il tecnico Nicola Maioli fecero tappare la via con una cabina elettrica, pur avendo pattuito con l’ENEL che la cabina fosse ubicata accanto al cimitero di Pastene.

Non potendo più scaricare i camion dei fornitori, la Ditta Paradiso Arredamenti fu costretta a cessare la fiorente attività produttiva, a campare col solo stipendio di Attilio e a pagare l'IMU per un fabbricato di circa 3500 mc, utilizzato soltanto per una superficie di 125 mq.

Dopo innumerevoli preghiere, diffide e denunzie-querele, l'appena eletto Sindaco Fabrizio D’Orta ordinò di spostare la cabina elettrica nei pressi del cimitero, lì dov'era stato stabilito 16 anni prima: click> Delibera di Giunta 69/1995. 

Il capotecnico Maioli fece pertanto picchettare la via comunale da tre colleghi geometri: uno a pagamento, perché capace di maneggiare il tacheometro, più 2 sudditi capaci di inchiodare i picchetti nell'erbaccia e di scrivere ciò che avevano visto insieme al CTP e a tutti i confinanti.

I 3 geometri delimitarono i bordi della via comunale, dal camposanto al secondo incrocio, perciò furono costretti a segnalare al capotecnico Maioli che la via era stata occupata da frutteti, reticolati, recinzioni con alberelli abusivi, cancelli e da un fabbricato illecitamente edificato sulla sede stradale.



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Cosicché, l’ingegnere Maioli firmò l'ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi per interventi abusivi su suolo pubblico, che però non è stata eseguita dai trasgressori, né dal Comune di Sant'Angelo a Cupolo.

Nel contempo accadde che l’ingegnere Maioli e il Sindaco Bosco furono rinviati a giudizio e processati per non aver messo in sicurezza la strada comunale, mentre Attilio subiva 18 processi, per aver giustamente accusato i Sindaci e l'ingegnere Maioli di aver permesso la chiusura dell'imbocco primario della via comunale e di non averla urbanizzata, né messa in sicurezza.

Il Sindaco Bosco si avvalse della facoltà di non rispondere, perché ricordava cosa aveva scritto nel nel 1997 e negli anni successivi, mentre l’ingegnere Maioli e i suoi testimoni giurarono ai Giudici che nei pressi del cimitero di Pastene la via comunale “non è mai esistita”.

Il querelante è stato assolto 18 volte, in quanto ha sempre denunziato la verità con centinaia di manifesti, ma, stenterete a credere, furono assolti pure il capotecnico, il Sindaco e i loro testimoni, non da un solo Giudice, ma da 6 giudici, quantunque avessero riempito di panzane e di melanzane malsane il Palazzo di Giustizia, il Viminale e il Quirinale.

MORALE DELLA FAVOLA VERA

a) In Italia chi giura la verità va all'inferno;
b) chi invece vende balle a profusione, vince non solo i processi, ma vince pure le elezioni.


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