Quirinale: stranieri in casa nostra.
Egregio Presidente,
anziché scriverle tramite PEC, son venuto a Roma con la speranza di parlare con Lei. Ma non sono stato fortunato, perché non mi è stato permesso di dialogare col Segretario Generale, né col funzionario responsabile dei rapporti con gli Enti Locali. Quindi, sintetizzo ciò che le ho scritto il 24 settembre scorso.
Io sono il sesto degli otto figli di Elena Mainiero ed
Antonio Paradiso. Sono il papà che con mia moglie abbiamo istruito e favorito la
crescita di due fanciulle indiane, tenendo in ottima salute il negozio di
arredamenti dei miei genitori, fino a quando i governanti di Sant’Angelo a
Cupolo ci costrinsero a cessare la fiorente attività produttiva.
Io e l’ammazzata "Paradiso Arredamenti di Pierro Anna" perdoneremo gli
amministratori comunali quando riapriranno la strada che tuttora non permette
di lavorare ai miei congiunti. Perdoneremo quando
sentiremo il responso che i Giudici daranno per l’ostruzione abusiva della
strada comunale che porta a casa nostra. Perdoneremo quando i magistrati
condanneranno i criminali che, per misere conte elettorali e ristrettezze
mentali, uccisero la nostra Partita IVA e fecero respirare i fumi della
spazzatura alle nostre fanciulle, per 13 anni consecutivi.
Egregio Presidente, Lei, io ed almeno le persone di fede cristiana abbiamo l’obbligo di garantire la
Costituzione e di onorare pure i Comandamenti. Perciò, siamo abilitati a perdonare dopo i processi. Ma, se i riti
vengono celebrati a tempi scaduti, non saremo amati da Dio, né dai figli che
abbandonano le case e portano le loro ricchezze al Nord, lontano dai genitori
e dai loro paesi.
Le chiedo di pregare la Presidente del Consiglio, affinché i suoi ministri
tutelino i nostri diritti e quelli di coloro che non sono arrivati in Italia per
loro scelta.
La saluto, auguro
buon prosieguo di vita e le mostro
Roma Quirinale, 9 ottobre
2026
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