martedì 4 aprile 2023

 Memorie difensive Paradiso Attilio.

Ill.mo Giudice,

se mettiamo a confronto le parole scritte in denuncia e quelle dette in udienza dalla querelante ispettrice di Polizia Giudiziaria con le deposizioni rese da tutti i suoi colleghi di lavoro della Procura, non v'è alcun dubbio che le accuse dell'ispettrice sono false e calunniose, perchè non sono stato citato in giudizio per minacce ed offese a pubblico ufficiale, ma per la scorretta interpretazione delle leggi che regolano la diffusione delle videoregistrazioni sui media. Infatti, prima il Procuratore Capo e poi la sua Sostituta ritengono che io abbia pubblicato il video su YouTube "fraudolentemente e in assenza di autorizzazione"; e sostengono pure che io abbia scritto didascalie offensive sul video e parole calunniose su Facebook.

Avendo accertato che pure i poliziotti di prima nomina conoscono la legge concernente la pubblicazione delle videoriprese sui media, pare inverosimile che il Procuratore della Repubblica di BN, la sua più fedele Sostituta e la sua più anziana ispettrice di Polizia Giudiziaria ignorino che non occorre l'autorizzazione della persona ripresa, quando la persona è un pubblico ufficiale in attività di servizio e quando la ripresa viene effettuata per denunziare un reato o per motivi di tutela e di difesa. Perciò l'ispettrice non solo dice inesattezze, ma ha raccontato menzogne ed ha commesso due reati:

  1. per aver detto falsità in ordine al mio comportamento nei suoi confronti;
  2. per non aver denunziato l'alterazione del fascicolo che il 2 agosto 2018 ho visionato in Procura.

Prima il Procuratore Capo e poi la sua Sostituta contestano la violazione del comma 1 dell'art. 617/septies cp. Ma non tengono conto o fanno finta di ignorare che il comma 2 recita il contrario, ossia che: "La punibilità è esclusa se la diffusione delle riprese o delle registrazioni deriva in via diretta ed immediata dalla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa".

Sta di fatto che entrambe le condizioni ricorrono nel caso che mi riguarda, perchè ho denunziato subito l'alterazione del fascicolo, le menzogne, le provocazioni e le insolenze dell'ispettrice Casale.

Il video non è stato effettuato fraudolentemente con una microcamera ad alta definizione, ma con una Nikon D90 impossibile da nascondere. Infatti, lo hanno confermato tutti i testi e la stessa Ispettrice lo dice 3 volte nel video.


Anziché sui capi d'imputazione, i colleghi della Casale sono stati interrogati per appurare se io avessi offeso e minacciato la Casale. Infatti, Lei ha dovuto richiamare più di una volta gli avvocati. Tutti hanno però riferito che non ho proferito parole ingiuriose, non ho minacciato l'ispettrice e non l'ho sfiorata nemmeno con un dito, sconfessando in tal modo le maldicenze e le accuse dell'ispettrice.

Anziché punire il PM e il Cancelliere Responsabile della sottrazione dei DVD, il Procuratore Capo e la sua Sostituta mi hanno colpevolizzato per reati basati su becere menzogne, per fatti non perseguibili dal Codice penale e per condotte consentite dalla legge.

Non appare superfluo ribadire che, ai sensi dell'art. 361 del cp, la persona che "omette o ritarda" la denuncia di un reato commesso ai danni dello Stato "è punito con un'ammenda". Se invece il colpevole è un agente di Polizia Giudiziaria o un pubblico Ufficiale, lo stesso articolo prevede la reclusione fino a 1 anno.

Quindi, tutti i dipendenti della Procura avevano l'obbligo di denunciare la sottrazione dei dischetti dal fascicolo. Ma solo io ho sporto denuncia e l'ho corredata con un video immodificabile, in quanto caricato "subito" sui network, affinché il filmato potesse essere cristallizzato sulla piattaforma pubblica, non potesse essere modificato e neppur smarrito. Infatti, così l'ho poi recapitato ai Carabinieri, al Prefetto e alla Procura della Repubblica di Benevento tramite PEC.

L'Ispettrice e i dipendenti della Procura erano pertanto tenuti a denunziare la scompaginazione di un fascicolo contenente 3 querele, sporte da me nel 2010 e nel 2012, la sottrazione dei DVD e di tutti i documenti originali dal fascicolo, la mattina stessa del 2 agosto 2018.

La finalità del filmato è stata innanzitutto di riprendere il fascicolo, per denunziare la sparizione dei DVD, la riproduzione degli atti cartacei con un migliaio di fotocopie e la mescolatura delle mie querele, tanto è vero che il titolo del filmato è "accesso agli atti processuali nella Procura di Benevento” e le didascalie scritte sul video sono linguisticamente corrette, perchè aiutano solo a capire cosa accade sistematicamente nella Procura di Benevento, ogni volta che qualcuno ha bisogno di insabbiare i reati e portarli in prescrizione.

Mostrando esattamente l'accaduto alle autorità, ho assolto un obbligo di legge, una norma di civiltà e mi sono difeso dalle falsità riferite dall'Ispettrice durante la ripresa, poi con la querela del 29.08.2018 ed infine con la deposizione resa in udienza.

Riguardo all'ultima imputazione occorre portare all’attenzione della S.V. Ill.ma che alcuna diffamazione o danno alla reputazione dell’Ispettrice Casale è stata determinata dalla pubblicazione del video e dei commenti scritti sui network. Se su Facebook sono stati scritti commenti non graditi dall'ispettrice, sono stati scritti da altri utenti, che peraltro non sono stati citati in giudizio dal PM, né incriminati dal Procuratore Capo, tanto a dire che nemmeno i commenti di tali utenti sono stati ritenuti perseguibili. Quindi, se non fosse che io sono diventato l'obiettivo da abbattere, non si comprende perchè la Procura abbia colpito solo me, oltretutto per frasi e parole scritte dagli altri.

Le didascalie che ho sovrapposto al filmato e le puntualizzazioni che ho scritto su Facebook sono irreprensibili, inoffensive e per niente lesive, perchè riguardano una pluralità di persone e non sono etichettabili come frasi offensive rivolte alla Casale, né ad altri suoi colleghi di lavoro.

Le parole “fetrusi, fesbucchini e stronzi” non sono riferite all’Ispettrice, né ad altri Ispettori, né ad altre persone identificabili con un nome o il cognome, ma sono normali parole rese al plurale maschile e piuttosto ricorrenti su Facebook, perchè riferite agli utenti che si comportano in maniera scorretta, come ad esempio i disonesti, i fesbucchini (frequentatori assidui di Facebook), i menzogneri, i prepotenti, i provocatori e gli stronzi”.

Riguardo invece alla frase “si è certificata da sola come una cretina”, io mi sono limitato a rettificare la frase scritta su Facebook da un mio conoscente e rispondo: No, si è cotta nella sua stessa iotta”, laddove il “No” è una correzione al testo scritto dall’amico e iotta significa acqua di cottura. Perciò, la frase "si è cotta nella sua stessa iotta" ha lo stesso significato di "é inciampata, è caduta nell'acqua bollente e si è cotta da sola".

Non sono uno sprovveduto qualunque, ma un ex dipendente dello Stato, esperto della privacy, della trasparenza e della comunicazione istituzionale sui siti WEB delle Pubbliche Amministrazioni. Ho servito per 42 anni l'Ufficio Scolastico Provinciale di BN con diligenza e rettitudine; ho pubblicato migliaia di filmati, per il mio Ufficio e per le scuole della provincia di BN; ho pubblicato centinaia di articoli sui network, ma non sono stato condannato e giammai costretto a rimuovere un video da YouTube, perchè prima di liberare le parole al vento non le misuro sulla pesa degli inerti fluviali, ma sul bilancino degli orefici.

Per quanto innanzi detto, posso affermare che pure questo processo appare il frutto di una perversa, insistente opera di stalking giudiziario, indubitabilmente mirato a farmi apparire come un delinquente o come un pericoloso psicotico, per stroncarmi, per farmi condannare e per delegittimare tutte le denunzie contro le autorità dello Stato e contro alcuni funzionari della Procura.

P.Q.M.

CHIEDO l'assoluzione ex art. 530 c.p.p., primo comma o secondo comma, con applicazione al fatto di cui all’art. 131 bis, anche perché in assenza di recidiva. Tanto chiedo perchè i fatti mostrati nel video sono veri, ma i reati che mi sono stati contestati non sono perseguibili dal cp, perchè il video mostra l'avvenuta commissione di un delitto nella Procura di BN e perchè la Legge 633 del 1941, sebbene concepita in epoca di pesanti restrizioni, consente la pubblicazione delle registrazioni per motivi giudiziari e per motivi di difesa personale, nel caso di persone note o nel caso di pubblici ufficiali in attività di servizio, come nella fattispecie.

CHIEDO che il fascicolo dibattimentale sia mandato al Ministro di Giustizia e al Ministro dell'Interno per l'accertamento dei danni causati allo Stato, per quelli subiti per difendermi dall'ennesima denuncia temeraria e dall'ennesimo rinvio a giudizio della Procura di Benevento, nonché per essere stato incolpato con notizie di reato insussistenti, false e calunniose. Tanto chiedo, perchè non ritengo tollerabile, dopo 11 assoluzioni concesse dai Giudici di questo Tribunale, che debba sempre pagare a mie spese l'insolenza, l'arroganza e la prepotenza di autorevoli funzionari dello Stato.

NON CHIEDO, in caso di condanna, benefici di legge o riduzione della pena, perchè ho fiducia nelle persone che operano con diligenza e onore per lo Stato dei diritti e dei doveri, e perchè desidero capire se le leggi italiane vanno applicate o, a Benevento, sono subordinate all'interpretazione dei Prefetti, dei Procuratori, dei Sostituti e degli agenti della Polizia di Stato.

(Documento consegnato in Cancelleria il 28 marzo 2023)

Il 3 aprile 2023, il Giudice monocratico, Dr.ssa Simonetta Rotili, ha deciso come ho sintetizzato in foto:






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